Dieci anni da Shqiponjat

Gli anni dell’adolescenza sono difficili per tutti, questo si sa, ma allo stesso tempo sono gli anni in cui il carattere delle persone comincia a delinearsi, a tracciare le deboli scie che poi diverranno le linee guida della personalità, il mio carattere e la mia personalità, come penso quella delle mie compagne di gruppo e amiche nella vita, iniziò a formarsi seguendo traiettorie diverse, fuori dal luogo comune che vede le adolescenti depresse e in piena rivoluzione ideologica oltre che ormonale.

Volevamo fare qualcosa che ci facesse sentire più vicine alle nostre origini e alla nostra lingua, da questa esigenza comune nacque il gruppo Shqiponjat.
Dunque, non un mero gruppo folkloristico, ma qualcosa che andava oltre il ballare insieme, una esperienza estremamente costruttiva, che penso abbia legato per sempre la vita di 20 ragazze.
I sacrifici a cui ci siamo sottoposte, sempre lì a bilanciare lo studio, le prove del gruppo, e le esigenze delle nostre famiglie, hanno fatto di noi delle ventenni mature e coscienti, consapevoli della bellezza e della magia che la cultura arbëreshe porta con se.
Questa è la nostra caratteristica comune, essere cresciute con una passione, con il gruppo nel cuore.
Gli anni passavano, vennero dapprima gli esami di maturità, che ci videro tutte perfette maturande, e poi la scelta universitaria, quella che in teoria cambia la persone, che allontana le amicizie, dicevano anche le più forti, ma per noi non è stato così: ci siamo sguinzagliate per l’intera penisola e oltre: Barcellona, Roma, Urbino, Bologna, Bari e poi il gruppetto, “zoccolo duro” del gruppo, a Cosenza. E voi pensate che una volta lontane il pensiero del gruppo ci avrebbe abbandonate? Affatto, ad ogni persona che ci chiedeva “Da dove Vieni?” partiva tutta una disquisizione sulle nostre origini e sul gruppo, la descrizione della lingua e delle danze, dei canti e dei riti. Era incredibile come questo tema per noi noioso e vecchio, incuriosisse le persone che ci stavano accanto.
Emblema di tutto ciò, è un piccolo aneddoto che vorrei raccontare: Proprio poco tempo fa, ad una festa a Bari, fui presentata da una persona e non appena pronunciai il nome di Santa Sofia, la prima cosa che mi disse fu : “ ma allora fai parte del gruppo folkloristico Shqiponjat? ” Immaginate il mio stupore, non riuscivo a capire, fin quanto non mi disse che aveva incontrato a Roma le due studentesse di Scienze della Comunicazione Ilaria ed Annalisa, che gli avevano già raccontato tutto del gruppo.
Sembra incredibile ma è così, il gruppo era il nostro comune denominatore, ovunque fossimo era sempre lì a ricordarci che in noi c’era qualcosa di diverso, di affascinante che bisognava far conoscere e di cui parlare.
Ogni volta che ritorno a Santa Sofia, il mio pensiero va al gruppo, per la gioia di incontrarci e di raccontarci come sono andati gli esami come procedono le tesi, il resoconto delle nostre vite “altrove”.
Il gruppo ci ha legate le une alle altre, allo stesso modo ci ha legate al nostro paese, è diventato parte di noi, formando le nostre personalità, da dieci anni, le musiche che balliamo e i canti che intoniamo sono il piacevole sottofondo alla nostra vita.
Sono passati dieci anni e se mi guardo indietro rivedo le ragazzine di un tempo ridere felici, rivedo me stessa…e se provo ad immaginarmi in una vita diversa, riesco a cambiare tutto, ma non riesco proprio a pensami senza loro.

Sofia Miracco

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