Estate 2001

Un’estate intensa ma divertente…

Nonostante gli svariati giorni di duro lavoro, tra prove il mattino, e spettacoli la notte, riuscivamo durante quest’epoca ad uscirne sempre contente e soddisfatte anche se un po’ stanche. Normalmente, avevamo sempre qualcuno, un esterno che ci accompagnava con il tanto amato pulmino del comune ai rispettivi paesi dove ci saremmo dovute esibire. Ma un bel giorno succede che nè il pulmino nè l’autista occasionale potevano essere a nostra disposizione, nè disponibili alle nostre simpatiche pretese.
Fu così che ritrovandoci senza cavallo nè cavaliere ci vedemmo costrette a chiedere il furgone a 9 posti a Zoti Demetrio per poter raggiungere Longobardi, un lontano e sperduto paesino lungo la costa del Tirreno. Innalzata dall’onore per il gruppo, e da un senso di orgoglio di fronte alle impreviste difficoltà abbattutesi su di noi, decisi di prendere le redini di questo furgone trasandato, io stessa. Dopo 123 mila e 750 opinioni e pareri, 17 mila lire di telefonate al Signor Imperi, nostro ufficiale rappresentante, 4557 giri per colli, ponti e monti per sette ore e mezzo di viaggio, FINALMENTE giungemmo nella rocciosa piazza di Longobardi.

Eravamo “leggermente” in ritardo, così invitai le ragazze ad affrettarsi a scendere mentre io sarei andata a parcheggiare la nostra fedelissima ‘furgo’. Ormai tutta ingolfata. Mi incuriosì un poco il vedere entrare le ragazze con baratte e bagattelle in una macelleria accompagnate da un signore, ma subito pensai che doveva essere l’entrata di una comoda casa dove ci saremmo potute cambiare per poi esibirci. Così, abbandonato il nostro cavallo, mi affrettai anch’ io a seguire le ragazze. Inutile soffermarsi a descrivere il fetore quasi letale che emanava quel posto e le scene ‘horror’ di carni appena macellate e di celle frigorifere sanguinanti!! Bene, quello doveva essere il nostro spogliatoio! “E’ uno scherzo, vero ragazze?” Un disonore così grave al nome del gruppo! ‘INCAVOLATE’ come delle bestie uscimmo per attaccare in gruppo il responsabile di questa oscenità. Tra liti, urla e stride isteriche, riuscimmo ad evitare quella selvaggia e disumana vergogna per POI sentirci NOI vergognate dal fatto che dovevamo svestirci di fronte un sacro altare!!!Beh sconvolte e incredule ci cambiammo in Chiesa ridendo a crepapelle soprattutto quando una di noi finì per cambiarsi nel confessionale!! La notte si prometteva lunga e piena di sorprese: come se non bastasse scoprimmo che non esisteva neppure un pezzetto di palcoscenico e ciò complicava un po’ le cose, giacchè dovevamo ballare su un terreno in discesa fatto di tante belle pietre nere a forma d’uovo; e come se non bastasse senza musica poiché mancava la piastra audio! Che disastro!! Non ci restava altro che approfittare del meraviglioso banchetto ricco di vini e salami che per lo meno ci hanno salvato dalla fame, e forse, alla fine anche dalla situazione in quanto, alimentate ‘panza’ e mente, ci venne la brillante idea di cercare tra la gente lì presente la piastra di cui avevamo bisogno per ballare. La gente fu molto amabile con noi e si dette subito da fare, peccato però che ci portarono una PIASTRA PER CUOCERE CARNE!!! Sembrava che quel paese pensasse solo a macellare e a cuocere carne! Insomma a tarda notte, quando ormai pensavamo di andarcene, usci fuori una pseudo piastra gestita da un signore ambiguo, stile anni 50 , fisarmonicista, il quale folgorato da un colpo di fulmine per Sofia, le dedicò un paio di canzoni d’amore. Fu così che finiti i festeggiamenti amorosi, potemmo finalmente soddisfare la nostra più grande esigenza in quel momento: ballare per quel pubblico così simpatico e carnivoro!

PER SEMPRE SHQIPONJAT
Susanna

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