Gjaku ynë i shprishur

Foto di Michele Bugliaro Goggia

L’attualità e l’opinione pubblica presentano l’Albania come terra ingrata da cui scappano orde di profughi che sfuggono all’ordine pubblico e alle regole. Pochi invece conoscono la vera storia di questa nazione, terra di contraddizioni, terra di mezzo fra oriente e occidente in cui si fondono le grandi differenze di queste culture.
È proprio la collocazione geografica che condiziona e rende mutevole e controversa la sua storia e tradizione.
Per comprendere eventi e sensazioni ecco un viaggio nel tempo per ri-conoscere meriti e sfumature di un popolo che tanto ha dato (vedrete) alla Storia del Continente.

Già nell’Impero Romano (NdA: vedere origine della bandiera albanese) si trovano notizie del popolo illirico, a cui i giovani patrizi venivano affidati per essere educati all’arte della guerra, attitudine che nel corso della storia, in particolare nell’epoca moderna, ha contraddistinto gli Albanesi, impavidi e fieri guerrieri che hanno partecipato alle più cruenti battaglie non tirandosi mai indietro.
È proprio in riconoscenza alla generosità e al coraggio dimostrato dai soldati e condottieri albanesi – nonché ai legami esistenti fra importanti famiglie albanesi e la nobiltà italica- che, soprattutto in seguito alla disfatta della tenace e disperata difesa dall’invasione ottomana, il popolo albanese ha trovato accoglienza in territori spopolati del Regno di Napoli e non solo.
Il primo insediamento albanese fisso venne costituito in base ad accordi militari : giovani soldati arruolati nell’esercito napoletano, in seguito raggiunti dalle loro famiglie, furono sistemati nelle località disabitate della Calabria centro orientale (attuale provincia di Catanzaro e Crotone) e nella Sicilia occidentale, e nei feudi di Torrefranca in Molise e nelle Puglie.
Altre rilevanti emigrazioni avvennero dopo la morte del prode condottiero Giorgio Castriota Skanderbeg (17 gennaio 1468) e alla caduta della città di Scutari in mano turca (1978) e proseguirono in diverse ondate e da differenti luoghi di provenienza fino alla fine del sec XVIII, terminando in luoghi disabitati a causa di varie guerre e pestilenze.

  • 1468-1482 =”>” a Barile in Lucania e nella Calabria settentrionale
  • 1481-1506 =”>” a Piana degli Albanesi in Sicilia
  • 1534 =”>” vennero rafforzati i villaggi esistenti, in particolare in Lucania,
  • 1647 =”>” Chieuti, Taranto, Piacenza
  • 1743 =”>” negli Abruzzi a Villa Badessa
  • 1774 =”>” sbarco ad Ancona e città di Brindisi (NdA: suddivisione mia)

Il legame indissolubile e fortissimo con la Madre Patria, la sofferta lontananza dai natii paesaggi e il mai sopito spirito guerriero, incitano gli arbëreshë, nonostante le evidenti difficoltà di integrazione nel territorio e la discriminazione che l’estraneo sempre subisce, a essere in prima linea nelle più aspre battaglie per l’unificazione d’Italia, contribuendo a questa causa non solo con le armi, ma collaborando attivamente alla vita politica e intellettuale, lottando per riscattare il loro sogno ormai perduto con coraggio e spregiudicatezza, diventando protagonisti dei più importanti eventi del Risorgimento, e in seguito della poesia e delle lettere classiche, del giornalismo e del Parlamento Italiano. ( NdA: arbëreshë illustri)
Solo dal Cinquecento si assiste alla costituzione di vere e proprie comunità albanesi, con il loro rito religioso, usanze, feste, costumi, lingua La storia e lo sviluppo di queste comunità rimaste profondamente attaccate alla loro identità, sono strettamente collegate alla posizione geografica dei villaggi, che da un lato ha favorito la conservazione della tradizione arbëreshë, ma dall’altro ha ostacolato lo sviluppo economico.
Infatti è l’agricoltura è il fondamento di queste società, che da sempre regolano la loro vita rispettando il ciclo della Terra e le festività religiose.
L’altro aspetto indispensabile per comprendere la conservazione di un patrimonio culturale peculiare e ampio è quello relativo alla Fede, in particolare il ruolo dei Collegi greci e italo-albanesi presenti in vari luoghi d’Italia già a metà ’500 e all’istituzione dell’ Eparchie di Lungro (1919) e Piana degli Albanesi (1937).

FONTI:

Nasho Jorgaqi (1991) Lontano e vicino.Viaggio tra gli albanesi d’Italia Ed. Pellegrino,Cosenza
Bruni Pierfranco (a cura di) (2005) Arbëreshë.La memoria,i luoghi,i segni,le voci Ed. Pellegrino,Cosenza
Mazziotti Innocenzo(2004) Immigrazioni albanesi in Calabria nel XV secolo Il Cosciale, Castrovillari (Cs)

Ilaria Nicoletti

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